La disabilità da un altro punto di vista

La disabilità è davvero un mondo a parte? O è una parte di mondo? 

Sono una ragazza di 22 anni cresciuta in un piccolo paesino vicino Taranto, che studia Scienza e Tecniche Psicologiche all’Università del Salento. 

La prima volta che ho sentito parlare di disabilità  è stato in terzo superiore, grazie al mio professore di Scienze Motorie, che avendo una figlia con disabilità e riscontrando diversi problemi con la società attuale, ha deciso di fare sensibilizzazione sull’argomento in classe.

Col senno di poi, posso affermare che servono più persone così, perchè mi rendo conto che o c’è qualcuno che ne parla, o si ha a che fare con una persona con disabilità, oppure non se ne sa niente a riguardo, perchè l’argomento non è trattato come dovrebbe.

Al giorno d’oggi questa cosa non è più accettabile, perchè tanti tabù sono statti sfatati, ma dell’argomento disabilità non se ne parla abbastanza.

Lo stereotipo che in genere si ha è quello di pensare sempre ad una persona non autosufficiente e diversa dagli altri.  

In realtà c’è un mondo dietro la disabilità, tutto da esplorare, infatti persino persone con la medesima patologia sono differenti tra loro, perchè ognuno è unico nel suo genere.

L’errore che si fa è separare i due mondi (persone con disabilità e persone senza disabilità), senza rendersi conto che siamo un unico grande mondo con semplicemente persone che da tali hanno molte differenze tra di loro, ma che provano le stesse emozioni, gli stessi sentimenti, hanno gli stessi diritti e devono avere le stesse opportunità.

Sono entrata realmente a contatto con il mondo della disabilità iniziando l’università, perchè ho conosciuto delle persone con queste caratteristiche che poi sono diventate a me molto care, arricchendo la mia vita.

Mi hanno insegnato molto, come lo scoprire come ognuno con le proprie strategie riesce a svolgere le attività quotidiane o ancora più banalmente che la vita è fatta per essere vissuta. 

Però mi sono resa anche conto che spesso o si ha la grinta per fare le cose o si rimane intrappolati da tutte le barriere architettoniche e culturali presenti.

Tutto questo, ribadisco ancora una volta, è perchè non se ne parla abbastanza. Io stessa  non mi rendevo conto che alle volte anche un gradino di mezzo centimetro può essere un grande ostacolo e ora mi rendo anche conto che non lo è solo per chi ha una disabilità, ma lo è anche per le persone anziane che hanno una mobilità ridotta o per i passeggini e quindi per tutta la società.

Ogni ostacolo è un ostacolo per tutti e non dobbiamo dimenticarci che chiunque “normoabile” da un momento all’altro può non esserlo più.

Viaggiando ho potuto notare che L’Italia dal punto di vista di barriere architettoniche e culturali è nel mezzo, non è proprio all’avanguardia rispetto ad altri Paesi, ma non è nemmeno uno dei peggiori. 

Fortunatamente oggigiorno ci sono molti ausili messi a disposizione delle persone con disabilità, ma spesso alcuni di essi o non funzionano bene o hanno dei vincoli, come i semafori sonori per i ciechi, che spesso non funzionano

o i trasporti che non sempre sono accessibili

e per assicurarsene l’agibilità con assistenza annessa, si deve fare richiesta 12/48h prima; ma una persona con disabilità, uguale a tutte le altre, non ha la sfera magica per prevedere il futuro e sapere sempre prima quando prendere un trasporto.

Per non parlare delle spiagge che spesso sono inaccessibili perché o non hanno le passerelle e per scendervi c’è una discesa ripidissima, o ce le hanno, ma finiscono con un gradino.

Fortunatamente nel Salento hanno aperto dei lidi attrezzati e accessibili (come “Io Posso” e “AbilBeach”), in modo che anche le persone con disabilità possano godere del diritto di vivere il mare.

Ma questa dovrebbe essere la normalità, non dovrei usare una parola come “Fortunatamente”.

O ancora, si può parlare dei marciapiedi che hanno gli scivoli, ma prima di essi ci sono dei canaletti che fanno infossare le ruote della sedia a rotelle, o strisce pedonali messe dove da un alto c’è il marciapiede con lo scivolo e dall’altro no.

Per non parlare delle persone che parcheggiano le macchine sugli stalli riservati alle persone con disabilità o davanti agli scivoli, o che lasciano in mezzo al marciapiede i monopattini e così via.

Vivendo al fianco soprattutto di persone che hanno una disabilità motoria potrei andare avanti per ore; ma mi rendo anche conto che spesso non si esclude per cattiveria, ma per pura ignoranza sull’argomento, perché per troppo tempo le persone con disabilità sono state messe da parte, come se non potessero soddisfare i requisiti posti dalla società. 

Grazie alla sensibilizzazione che si può fare attraverso i social, molti tabù su questa tematica si stanno sdoganando, anche se in giro vedo ancora molta riluttanza al riguardo. 

Un tema che ad esempio dev’essere sdoganato è quello della sessualità o del provare piacere, perché lo stereotipo della persona con disabilità non autosufficiente è accompagnato dalla convinzione che non abbia stimoli sessuali.

L’errore che si fa è associare lo stereotipo a tutte le persone con disabilità, senza tenere in considerazione che  ogni individuo è unico e ha un proprio modo di provare piacere e di soddisfare il proprio partner.

Tra l’altro oggigiorno con lo sviluppo della tecnologia si stanno creando anche dei sexytoys adattati, in modo che tutti possano avere le stesse opportunità.

Questa tematica è trattata ad esempio nel film “Quasi Amici” in cui il protagonista, un uomo paraplegico, prova piacere attraverso la stimolazione del lobo delle orecchie e ci fa capire davvero quanto il mondo della disabilità e sessualità sia unico per ognuno e vasto per tutti.

Questo film è anche molto importante perché mette in risalto che le persone con disabilità hanno un loro carattere, una propria vita e delle emozioni e sentimenti e non devono essere trattati solo come pazienti o persone di cui occuparsi, ma come degli esseri umani con cui interagire.

Grazie allo sviluppo della tecnologia possono essere anche molto supportare le persone con disabilità visive, perché, ad esempio, esistono delle app che, attraverso delle foto o inquadrando quello che sta intorno, descrivono tutto in modo dettagliato.

Ma non è sempre tutto così rosa e fiori, perché poi ci si scontra con cartoni o film come “Masha e Orso”, il quale dovrebbe essere un cartone inclusivo, perché Masha ha una piccola disabilità motoria, ma in realtà è fruibile solo da chi può vedere, perché è composto solo da immagini e versi.

Un progetto tutto italiano, ha trovato un soluzione al problema, realizzando ad hoc delle audio-descrizioni per ogni puntata.

AudioCartoon è un progetto di Daniele Di Bella, Cristiano Gazzarrini e Benedetta Grazian in collaborazione con l’U.I.C.I. (Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti) sezione di Prato e Regione Toscana, con il patrocinio ed il contributo del Comune di Prato e il contributo del “Lions Club “Il castello” di Prato. Grazie al progetto inclusivo AudioCartoon “TUTTI” i bambini potranno finalmente divertirsi

www.youtube.com/@audiocartoonitalia

Purtroppo, non ho avuto molto modo di conoscere persone con disabilità uditiva. Grazie ad un corso di sensibilizzazione LIS che ho frequentato, ho scoperto che alcuni ausili usati sono ad esempio dispositivi luminosi o con vibrazioni che richiamano la loro attenzione e inoltre si stanno sempre di più diffondendo le app coi sottotitoli, in modo tale che anche il mondo dei social sia a loro misura.

Ciò che mi spiace è che spesso in giro si vedono  persone con disabilità per lo più con altre persone con disabilità e pochi “normoabili” attorno.

È una cosa che ho notato molto soprattutto ai Disability Pride a cui ho partecipato, in cui c’erano molte persone con disabilità e i loro caregiver, ma poche altre persone senza disabilità. 

Spero in un mondo più giusto, più unito; un mondo in cui non si debba più mettere la parola normoabile tra virgolette, perché nel gergo comune ciò che è normalità è giusto è ciò che non lo è, è sbagliato, mentre nel significato letterale normalità indica solo qualcosa che per lo più, o in generale, è così; e infine, ma non per questo meno importante, spero che non si debba più parlare di inclusione, in quanto siamo tutti umani e già dalla nascita facenti parte della società, quindi bisogna essere inclusi in che modo?  


Editing: Angelo Greco

1 commento su “La disabilità da un altro punto di vista”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto